25/02/2012
Oscar come Sic: addio piccolo grande eroe
La mia intenzione, in questo post, era quella di proseguire sulla falsariga del contenuto precedente raccontando le mie disavventura negli anni in quel di Milano per cercare lavoro, impegnata in colloqui che finiscono per abbassare notevolmente il mio tasso di fiducia (lo spread al confronto viaggia che è una meraviglia...). Un modo per sdrammatizzare, in fondo, una situazione che mi accomuna a molti coetanei. Ma dopo quello che è successo stamattina ho deciso di rimandare il mio racconto ai giorni a venire. Oggi, infatti, voglio dedicare qualche parola a Oscar McIntyre, pilota 17enne scomparso durante il Superstock a Philipp Island. Il giovanissimo australiano stava partecipando a quella che è la manifestazione di contorno del Mondiale Superbike che si stava preparando per la Superpole.
Oscar, al primo giro (erano 12 in totale), ha perso il controllo della propria Yamaha YZF R6. In seguito all'elevata velocità non è riuscito a frenare e pur cercando di restare in piedi, è rientrato in pista trasversalmente con la moto venendo colpito da due avversari che non hanno potuto fare nulla per evitarlo, Luke Bergess e Michael Lokhart. Il pilota è morto sul colpo e i soccorsi, arrivati immediatamente, non hanno potuto fare nulla. Portati in ospedale gli altri due driver, fortunamente per loro, non hanno riportato gravi ferite.
Un incidente, quello in cui Oscar ha perso la vita, che ricorda tristemente quello accaduto pochi mesi fa a Marco Simoncelli a Sepang, anche lui non riuscì a mantenere il controllo della propria moto e anche lui finì per essere travolto da due piloti che nulla poterono fare per evitare l'impatto: Colin Edwards e Valentino Rossi, grande amico del Sic.
Un incidente che nuovamente ci porta a riflettere sulla caducità della vita e sulla pericolosità di uno sport che, invece, per gli appassionati è una festa. In fondo anche per Oscar lo era, correva in casa, in Australia, e aveva la possibilità di mettersi in luce. Aveva appena 17 anni Oscar, si stava affacciando alla vita.
Probabilmente la stampa non ne parlerà per giorni e giorni come fatto per il nostro Sic, pilota nazionale, promessa del motociclismo italiano e dal maggior appeal. Io, però, credo sia giusto e doveroso rendere omaggio a questo piccolo grande eroe e ai suoi familiari, la cui unica conolazione (se di questo si può parlare), possono trovarla nel fatto che è morto facendo quello per cui ha vissuto.
R.I.P. OSCAR!
17:32 Scritto da: lori-audrey in sport | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: oscar mcintyre, marco simoncelli, superbike | OKNOtizie |
|
del.icio.us |
|
Digg |
Facebook |
Stampa
17/02/2012
Tempo di colloqui: la regina della porchetta
In questo periodo di estrema incertezza per la Donna nel pallone alla ricerca di un impiego fisso, sarà all'antica ma il posto fisso per lei non è una noia, i ricordi volano indietro nel tempo a quando, ancora giovane e inesperta si affacciava ingenuamente al mondo del lavoro, già immaginandosi candidata al Pulitzer.
Era il 13 dicembre di imrprecisati anni fa. 13, il mio numero fortunato, la data è già un programma e per fortuna non è venerdì. La Donna nel pallone ha in programma un colloquio in un’agenzia di comunicazione che si occupa di consulenza aziendale. "Bè, non è proprio il mio campo d’interesse ma tentare non costa nulla", pensa, mentre in metro sgomita tra due miti vecchiette che, piazzate strategicamente davanti alle porte del vagone, le impediscono di scendere e trattiene il respiro per evitare un gradevole olezzo d’ascelle che si propaga nei dintorni. Tira, poi, un profondo respiro di sollievo (provate voi a tapparvi il naso e vediamo quanto resistete…) e si dirige verso l’aria aperta. Ah, finalmente un po' di salutare smog… Dopo appena cinque minuti la Donna nel pallone arriva all'appuntamento in perfetto orario anzi, addirittura in leggero anticipo. Viene accolta dalla segretaria che la fa accomodare in un ufficio dove quattro ragazze stanno lavorando alacremente ma, molto gentilmente, le chiedono se desiderasse un caffè o una fetta di torta che una di loro aveva portato per festeggiare il compleanno. La Donna nel pallone ringrazia e fa gli auguri alla festeggiata, ma rifiuta gentilmente, come insegnato dai suoi genitori, per una questione di circostanza naturalmente, perché avrebbe volentieri assaggiato almeno tre fette di quella deliziosa torta al cioccolato e mele, dal momento che, per arrivare puntuale al colloquio, aveva saltato la colazione. Dopo soli dieci minuti di attesa arriva il direttore per il colloquio. "Grazie, Signore grazie. Grazie, Signore grazie", canta tra sè. Ancora pochi secondi in quell’ufficio ad aspirare l’aroma di quella torta che sembrava davvero deliziosa e non avrebbe risposto delle sue azioni. Il direttore ha l’aspetto bonario di Babbo Natale, stessa barba, stessa pancia… Chissà se nel sacco regali ha anche un bel lavoretto da offrirle.
La Donna nel pallone si siede su una comoda poltroncina in pelle nera e lo ascolta pazientemente: "Ha visto il nostro sito? Ha visto com'è bello colorato - giuro che ha usato queste parole -? Ha visto quante iniziative organizza l'agenzia? Bene, lo stage per cui lei si è candidata non centra nulla con tutto ciò". Incoraggiante come premessa. "Conosce il vitello a carne bianca?”, le chiede all’improvviso. Lo guarda un po' spiazzata; sinceramente si sarebbe aspettata di tutto fuorchè quella domanda. Dunque… Babbo Natale incalza. "Sa cos’è il vitello a carne bianca?". "Ehm… sì", risponde esitante. "Il vitello è un animale". Complimenti Donna nel pallone, ottima deduzione… "Come si dividono le carni?". Qua risponde sicura: "Carne bianca e carne rossa". "Cioè?". "Bè, la carne rossa è quella dei bovini, mentre quella bianca è tipica dei volatili", risponde orgogliosa della sua cultura alimentare. Ecco che arriva la domanda trabocchetto. "Il vitello però è un bovino, perché si definisce a carne bianca?". "Ditemi che è uno scherzo", pensa la Donna nel pallone. "Già, perché si definisce a carne bianca? Bella domanda". "Perché viene alimentato con latte, ecco perché. Non si preoccupi, non rientra nel test…", conclude rassicurandola. A questo punto la Donna nel pallone inizia a domandarsi il motivo per cui si trova lì. Non sapeva di dover occuparsi dell'allestimento del banco carni all'Esselunga. Uhm… c'è qualcosa non va. Babbo Natale però, probabilmente leggendole nel pensiero, la ragguaglia sul motivo di quell'introduzione. "Tutto questo per dirle che dovrà scrivere di vitelli e maiali. Manderà mail, riceverà comunicati e cercherà su internet notizie sul vitello e sul maiale, sul suo allevamento, sul cibo per animali e via dicendo". Wow, mondo trema, la regina della porchetta sta arrivando. I suoi sogni di gloria hanno vita breve però, perchè Babbo Natale la riporta alla realtà: "Scriverà solo di vitelli e maiali, al massimo qualche cane e gatto che sono più carini e lo farà gratutamente: ma è tutta esperienza". Una proposta allettante, la Donna nel pallone ci penserà e così ha fatto: la settimana successiva avrà un altro colloquio. Sotto a chi tocca.
E ora, a distanza di anni, la Donna nel pallone rimpiange di aver schifato i poveri vitellini. Me l'aveva detto la mia amica che dovevo buttarmi sui salumi, quelli non mancano mai!
21:49 Scritto da: lori-audrey in Amenità, sfoghi | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
|
del.icio.us |
|
Digg |
Facebook |
Stampa
Trovare marito come cercare lavoro (e viceversa...)
Stasera sono in vena di riflessioni. Mentre il sottofondo di Sanremo mi fa compagnia (e che compagnia) e Gianni Morandi si ostina con i suoi tentativi malriusciti di recitazione con Rocco Papaleo, eccessivamente mortificato in un ruolo di spalla che lo ingessa come il completo che indossa, penso all'universo e mi chiedo se in esso esistano altre forme di vita. No, non è vero, sto vagando per la rete alla ricerca di un lavoro. Ho sostenuto tre colloqui per lavorare in un'agenzia di comunicazione, mercoledì è stato l'ultimo step e lì mi sono fermata, in un colloquio di gruppo simulando un ipotetico progetto web. Ho partorito idee banali, la mia creatività rasentava lo zero e insieme a me c'erano cinque candidati, altrettanto titolati, skillati e agguerriti. E in questa guerra di poveri, dove ci trovavamo in sei per tre poltrone, credo di esserne uscita sconfitta. Se fossi andata bene, viste le loro urgenze, mi avrebbero chiamata oggi. Voi li avete sentiti? Io no. Chissà, forse mi contatteranno nel medio termine, provo a convincermi, o forse non mi chiameranno più. Peccato, mi sarebbe piaciuto lavorare lì, già mi vedevo in monopattino a girare per l'ufficio (da quelle parti si usa così, pensate che uno dei miei esaminatori mi ha accolta in monopattino per percorrere dieci metri lungo uno stretto corridoio). Ci ho creduto, ci sono andata vicina, come un assetato nel deserto ho avuto un miraggio, ma quando mi sono avvicinata alla fonte da cui avrei voluto abbeverarmi, questa si è dissolta, insieme alle mie già flebili speranze. E così, oggi, mi sono rimboccata le maniche e giù, a random, a spedire cv, a premere il tasto invia e a mandare mail a qualcuno che, forse, cestinerà il mio messaggio senza neanche leggerlo. Ma tant'è. Trovare un lavoro al giorno d'oggi è difficile, è come vincere al supernalotto, dicevo in un mio post di qualche tempo fa (C'è chi è disoccupato e chi è stilista), è come trovare marito.
Io, per fortuna, un marito ce l'ho, ma ho alcune amiche perennemente alla ricerca del Principe Azzurro, con la P maiuscola, come il Vero Amore con la A Maiuscola. E credetemi, cercare un compagno di questi tempi è come cercare un lavoro. Me lo ripete sempre la mia migliore amica nonchè testimone di nozze: devi preparare un curriculum adeguato in cui il tuo profilo sia appetibile per l'eventuale partner, davi avere la presenza per colpire il tuo interlocutore, devi anche avere la pazienza di sfogliare tra le numerose offerte in circolazione, quella che più si addice a te, al tuo skill, alle tue competenze.
Insomma, secondo voi, sta meglio chi cerca lavoro o chi cerca marito (moglie)? Scontente e insoddisfatte lo siamo entrambe, io e la mia amica (e milioni di persone nelle nostre condizioni). Ma, mi chiedo, perchè quest'apatia? Perchè questo stato di tristezza diffusa? Non chiediamo molto, un'occupazione che se anche fosse fissa, sinceramente, non ci annoierebbe poi così tanto (preferiremmo correre il rischio piuttosto che rimanere immobili ad aspettare) e una persona che ci ami, ci stia vicino, ci accetti per quello che siamo. C'è di peggio, i problemi sono altri, per carità, ma quest'insoddisfazione latente, questa mancanza che sentiamo, che sente la nostra generazione, la cosiddetta generazione X... Perchè i nostri genitori e i nostri nonni non la provavano? O forse la nascondevano? Siamo noi che pretendiamo troppo, o loro che si accontentavano di poco?
Con questi interrogativi che già so vi toglieranno il sonno, miei cari 25 lettori (magari...), vi auguro buona notte. Le note di "Almeno tu nell'universo", dell'indimenticata e indimenticabile Mia Martini, interpretata dalla sorella Loredana Bertè e da Macy Gray, mi fanno compagnia e alla ricerca di un qualcosa nel mio universo, magari di una risposta, me ne vò... Au revoir!
00:08 Scritto da: lori-audrey in Amenità, opinioni, sfoghi | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: sanremo, gianni morandi, rocco papaleo, loredana bertè, macy gray, lavoro | OKNOtizie |
|
del.icio.us |
|
Digg |
Facebook |
Stampa



